Focus Realtà Aumentata : Una guida in breve

Miki Lombardi Miki Lombardi

Full-stack developer Plansoft

Focus Realtà Aumentata

La Realtà Aumentata, benché spesso non ce ne rendiamo conto, è già integrata in molte attività quotidiane e in ambito business. Chiunque al mondo conosce il gioco dei Pokémon GO (o ne ha almeno sentito parlare), ma da allora la Realtà Aumentata ha fatto passi da gigante ed è diventata fondamentale per:

amplificare la connessione emotiva con il potenziale cliente;

ridurre la distanza comunicativa rendendola più diretta e personale;

migliorare la user experience dei prodotti;

moltiplicare le informazioni disponibili.

Cos’è la realtà aumentata

La Realtà Aumentata (in breve, AR) è una tecnologia che espande il nostro mondo fisico tramite l’aggiunta di vari livelli digitali al suo interno. Diversamente dalla Realtà Virtuale (in breve, VR), non crea un intero ambiente virtuale e, soprattutto, non rimpiazza l’ambiente reale con uno del tutto alternativo.

La Realtà Aumentata viene “introdotta” direttamente nell’ambiente esistente, aggiungendo suoni, video, modelli 3D, grafiche e altri oggetti.

In sintesi l’AR è una visione dell’ambiente fisico/reale con l’aggiunta di immagini generate al computer, che si sovrappongono al piano tangibile e cambiano in tal modo la percezione della realtà circostante.

Ma come e quando è nata questa tecnologia? Il primo utilizzo risale agli anni 90, soprattutto nel settore militare. Dagli anni 2000 in poi, grazie all’avvento degli smartphone, la tecnologia è stata riscoperta per un utilizzo commerciale, con l’ausilio dell’interattività e dei modelli 3D.

Ad oggi è invece necessario definire delle macro-categorie per differenziare alcuni utilizzi e tipologie di Realtà Aumentata:

– Marker-less

– Marker-based

– Projection-based

– Superimposition-based

Esempio realtà aumentata
L’articolo in versione inglese di Miki Lombardi su Medium.

Come è possibile implementare o sperimentare questa tecnologia?

Come puoi facilmente immaginare, questa è sicuramente la prima domanda che ognuno di noi si pone al primo contatto con questa tecnologia.

Per rispondere correttamente dobbiamo premettere che, a differenza della VR, è necessario fare riferimento anche ad alcuni principi della computer vision, dato che operiamo in un ambiente reale. È chiaro che i livelli che andremo ad aggiungere potranno essere valorizzati con dei tipi di dato ben definiti, quali immagini, animazioni, video, modelli 3D e audio localizzati.

Conoscendo i possibili tipi di dato, siamo in grado di stabilire anche una serie di eventuali dispositivi sui quali sarà possibile eseguire l’AR: monitor, specchi smart, device portabili, smartphones, occhiali smart e così via…

In sintesi, è sufficiente avere a disposizione un device con display e motore grafico (ovviamente, ci saranno dei requisiti minimi in base all’utilizzo).

Perché prima abbiamo dovuto far riferimento alla computer vision?

Be’, perché in AR possiamo implementare le tecnologie della computer vision come lo S.L.A.M (localizzazione e mapping simultaneo), il depth tracking (distanza tra oggetti) e altro ancora.

Questo è possibile con il supporto di questi componenti hardware/software:

  1. Fotocamera e sensori – Collezionano i dati e permettono l’interfacciamento diretto con l’utente;
  2. CPU e GPU performanti – La potenza di calcolo è necessaria per gestire le task fondamentali, tutti i componenti, il processing e il rendering continuo, nonché per assicurare degli FPS stabili. Gli smartphone di ultima generazione possiedono GPU e CPU in grado di gestire il carico di un’applicazione AR, mentre i dispositivi più vecchi possono soffrire di FPS lag o surriscaldamento;
  3. Proiezione olografica – È un dispositivo di realtà aumentata.

Una volta scoperto come funziona, a grandi linee, un’implementazione in AR, possiamo analizzarne le varie tipologie.

"In sintesi l’AR è una visione dell'ambiente fisico/reale con l’aggiunta di immagini generate al computer, che si sovrappongono al piano tangibile e cambiano in tal modo la percezione della realtà circostante."

Tipi di realtà aumentata

  1. Marker-based – Viene implementato un algoritmo di image recognition di immagini speciali, definiti marker. I marker sono immagini composte da caratteri, qr code o forme geometriche speciali che, se stampate e inquadrate con la fotocamera all’interno di una applicazione AR, faranno visualizzare l’immagine o modello 3D o una animazione digitale mappata per quel marker.
  2. Marker-less – In assenza di riferimenti stampati, un’applicazione di AR può contare ancora sull’hardware del dispositivo e utilizzare la posizione tramite il modulo GPS. In egual modo è possibile utilizzare i dati provenienti da una bussola, un giroscopio o un accelerometro. Così facendo il dato può essere associato a delle coordinate GPS (un raggio di spazio definito) e quando l’utente si troverà in quel raggio definito sarà possibile visualizzare il nostro dato: una mappa digitale, un cartellone pubblicitario o qualsiasi altra cosa.
  3. Projectionbased – Questa tipologia richiede dispositivi speciali, in grado di proiettare un fascio di luce contenente una serie di informazioni affinché il risultato sia gradevole.
  4. Superimpositionbased – è il rimpiazzo di una parte di realtà o l’aggiunta/sovrapposizione di un dato digitale all’interno della realtà. Un esempio potrebbe essere l’app AR di Ikea che, preso un oggetto dal catalogo, lo posiziona all’interno della propria casa tramite la fotocamera del nostro dispositivo.
Plansoft Storie
Conosci Miki Lombardi nella sua Storia e cosa fa in Plansoft.

In quali contesti e casi d’uso è possibile implementare una esperienza AR?

La Realtà Aumentata può essere integrata in molte attività quotidiane e in vari modi, anche se il campo di utilizzo principale è spesso ricreativo, come ad esempio i giochi Ingress o Pokémon GO.

A livello di realizzazione, l’unico limite è spesso la creatività degli sviluppatori perché, di base, ogni cosa potrebbe essere implementata in un’applicazione AR. Basta idearla, è questo il difficile.

Ad esempio, nella vendita al dettaglio, un’esperienza AR potrebbe favorire il coinvolgimento e la fidelizzazione dei clienti, nonché facilitare l’espansione del brand e di conseguenza aumentare le vendite.

Un altro contesto, sempre all’interno dello stesso settore, potrebbe essere quello di favorire i clienti e guidarli nell’acquisto (come l’esempio già visto di Ikea), magari fornendo dati sul prodotto, visualizzandolo in 3D, fornendo indicazioni tra i vari reparti o indicando su una mappa digitale dove trovare un prodotto.

Ci sono delle idee che potrebbero essere applicate in più settori e risultare vincenti.

Recentemente si sta parlando molto di smart working: potremmo pensare a modelli interattivi per scopi di apprendimento e/o formazione, lezioni di chimica pratica tramite Realtà Aumentata, oppure di fisica o di altre materie.

L’AR è una tecnologia che aiuta ed estende la realtà per raggiungere un obbiettivo preciso.

Conclusioni

I tempi delle rivoluzioni tecnologiche si dimezzano rispetto al passato e sono sempre più potenti. Dopo l’avvento del PC, la diffusione di internet e il boom degli Smartphone, stiamo vivendo adesso la rivoluzione della “Mixed Reality”.

Si tratta di un rapporto diverso, “immersivo” e molto più coinvolgente dal punto di vista emotivo: tutto quello che ci circonda acquisisce una rilevanza aumentata, con una possibilità di interazione diretta che non ha eguali con nessun’altra tecnologia precedente.

Proporre l’AR come strategia di marketing o come campagna di fidelizzazione della clientela diventa sempre più importante per quelle aziende che puntano sull’innovazione e sulla creatività e che vogliono essere riconosciute sul mercato per tali caratteristiche.

Si tratta di una tecnologia che piace e che attira nuovi clienti, soprattutto in Italia dove ancora è poco utilizzata e “vista” dalle aziende.

Soluzioni e Tecnologie Plansoft.

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